Il ritiro sociale in adolescenza
Il ritiro sociale è una condizione sempre più frequente tra gli adolescenti di oggi. Si manifesta come una progressiva chiusura verso il mondo esterno: il ragazzo smette di frequentare amici, evita la scuola, preferisce rimanere nella propria stanza, spesso connesso solo attraverso il digitale. A volte tutto inizia in modo graduale — una delusione, un fallimento, un periodo di stress — fino a diventare una forma di isolamento che può durare mesi o anni.
Il ritiro non è semplice “pigrizia” o disinteresse, ma un modo di proteggersi da un mondo che appare troppo esigente o minaccioso. Spesso dietro c’è un profondo senso di inadeguatezza, la paura del giudizio o la fatica di sostenere la pressione sociale e scolastica. In altri casi, il ritiro è legato a forme di ansia sociale, depressione o difficoltà nel costruire la propria identità.
In terapia, l’obiettivo non è spingere subito il ragazzo “a uscire”, ma creare uno spazio di fiducia in cui il suo silenzio possa essere accolto e compreso. Si lavora per riattivare gradualmente il desiderio di relazione, aiutandolo a riconnettersi con il mondo esterno in modo sostenibile e rispettoso dei suoi tempi.
Il ritiro, se ascoltato, può diventare una tappa significativa del percorso di crescita: il punto da cui, lentamente, può rinascere un nuovo modo di stare con gli altri e con sé stessi.
Pensieri in transito
Se ti fa piacere, puoi leggere questa sezione in cui condivido riflessioni che nascono sia dalla vita quotidiana, sia dalle conoscenze che provengono dalla psicologia e dalle neuroscienze.
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