Consulenza Genitoriale
Quando crescere un figlio diventa complesso, uno spazio per pensarlo insieme.
Essere genitori è un’esperienza complessa e in continua trasformazione.
Non esistono manuali perfetti né ricette universali, perché ogni figlio è diverso, e ogni famiglia ha la propria storia, le proprie fragilità e le proprie risorse.
Ciò che accomuna tutti i genitori, però, è il desiderio profondo di comprendere, di fare bene, di aiutare i propri figli a crescere sereni.
La consulenza genitoriale è uno spazio dedicato proprio a questo: un tempo per fermarsi, per riflettere, per comprendere meglio ciò che accade nella relazione con i propri figli e dentro di sé come genitori.
Non è un giudizio, ma un accompagnamento.
Non si parte da ciò che “non funziona”, ma da ciò che può evolvere.
Spesso ci si rivolge a un professionista quando emergono difficoltà: crisi adolescenziali, conflitti, regressioni, ansia, comportamenti oppositivi o difficoltà scolastiche.
Ma la consulenza genitoriale non serve solo nei momenti di crisi: può diventare un’occasione preziosa per riscoprire la relazione con il proprio figlio, per comprendere meglio le sue emozioni, per ritrovare fiducia nel proprio modo di esserci.
Durante gli incontri, il mio compito è ascoltare la storia familiare e creare uno spazio sicuro in cui ogni genitore possa esprimere i propri dubbi, la propria fatica e anche le proprie risorse.
Attraverso un percorso di colloqui — inizialmente congiunti, poi individuali, se necessario — cerchiamo insieme di comprendere i bisogni emotivi che si nascondono dietro i comportamenti del bambino o dell’adolescente.
Come scriveva Donald Winnicott, «non esiste il bambino, esiste il bambino e la sua madre»: ogni difficoltà del figlio parla sempre anche della relazione che lo circonda.
Per questo motivo, lavorare con i genitori significa aiutare il bambino, ma anche prendersi cura della parte genitoriale che, a volte, ha bisogno di essere ascoltata, sostenuta e accolta.
La consulenza genitoriale aiuta a:
comprendere meglio il significato dei comportamenti del figlio;
imparare a comunicare in modo più empatico ed efficace;
gestire conflitti e momenti di crisi;
ritrovare una posizione genitoriale sicura e autorevole;
costruire una rete educativa coerente tra famiglia e scuola.
Ogni incontro è un passo verso una maggiore consapevolezza.
Spesso, quando i genitori riescono a cambiare sguardo, anche il comportamento del figlio inizia lentamente a trasformarsi.
Perché la relazione, quando viene accolta e compresa, ritrova spontaneamente la strada della crescita.
Essere genitori non significa essere perfetti, ma essere presenti — disponibili a comprendere, a mettersi in discussione, a crescere insieme ai propri figli.
La consulenza genitoriale è un cammino per imparare a farlo con più fiducia, più rispetto e più ascolto.
Genitori adottivi
Essere genitori adottivi significa accogliere un figlio due volte: una con il cuore e una con la scelta. È un atto d’amore profondo, ma anche una sfida complessa che mette in gioco la propria identità e quella del bambino. Diversamente dalla genitorialità biologica, l’adozione nasce da una storia di mancanze, ferite e attese: c’è sempre un prima, un vuoto, un distacco che segna il bambino e che i genitori devono imparare a riconoscere e rispettare.
Il compito dei genitori adottivi non è cancellare la storia precedente del figlio, ma aiutarlo a integrarla, a darle un senso dentro una nuova appartenenza. Come scrive lo psicoanalista Donald Winnicott, “un bambino può iniziare ad amare solo quando si sente al sicuro nell’amore di qualcuno che non lo invade”. È proprio in questa sicurezza – fatta di presenza costante, di fiducia costruita lentamente, di parole che nominano anche il dolore – che l’adozione diventa davvero una rinascita reciproca.
Essere genitori adottivi significa quindi accettare di non essere “i primi”, ma di poter diventare, giorno dopo giorno, quelli che restano.
Genitori separati
Essere genitori separati significa continuare a essere una famiglia, ma in una forma nuova, spesso faticosa da costruire. La separazione segna una frattura, non solo nella coppia ma anche nell’immagine di stabilità che i figli avevano del loro mondo. Tuttavia, non è la separazione in sé a ferire, quanto il modo in cui viene vissuta: le tensioni irrisolte, i silenzi carichi di rancore, le parole che diventano armi.
I genitori separati si trovano a dover mantenere una funzione comune – quella genitoriale – in un contesto in cui la relazione affettiva è finita. Serve maturità, serve cura nel non confondere i ruoli, serve la capacità di mettere da parte la ferita personale per proteggere il legame del figlio con entrambi i genitori. Come ricorda lo psicoanalista Daniel Stern, “il bambino costruisce la sua identità attraverso la relazione con chi si prende cura di lui”. Quando uno dei due genitori viene denigrato o escluso, il bambino perde un pezzo di sé.
La sfida, dunque, è quella di trasformare una storia che si è spezzata in un terreno ancora fertile: due case che restano aperte, due adulti che – pur diversi – riescono a collaborare per far crescere un figlio sentendosi ancora amato e riconosciuto da entrambi.
Essere genitori single significa tenere insieme la forza e la fragilità di due persone in una sola.
È un gesto silenzioso di amore quotidiano, fatto di scelte, rinunce e ricostruzioni. Non si tratta solo di crescere un figlio, ma di ricreare una famiglia dentro nuovi equilibri, dove spesso il tempo manca, la stanchezza pesa e la solitudine si fa sentire.
Diversamente da chi può contare su una coppia genitoriale, il genitore single porta dentro di sé la doppia voce del fare e del sentire: deve decidere e contemporaneamente contenere, sostenere e ascoltare, essere presenza e confine, senza qualcuno con cui condividere il carico invisibile delle preoccupazioni.
Ogni scelta pesa un po’ di più, ogni dubbio risuona più forte, eppure, dentro questa fatica, si costruisce una forma d’amore intensa e autentica, che nasce dal desiderio profondo di esserci, anche quando è difficile.
Genitori single
Essere genitori single significa imparare a chiedere aiuto senza sentirsi in difetto, a riconoscere i propri limiti come segni di umanità, non di mancanza.
Significa accettare che non si può dare tutto, ma che ciò che si offre – la propria presenza, la capacità di ascoltare, la verità delle proprie emozioni – può bastare per far crescere un legame solido e sincero.
È un cammino che non si percorre per scelta di solitudine, ma per scelta di responsabilità e di amore.
Essere genitore single non vuol dire essere soli: vuol dire essere quel punto fermo che, nonostante tutto, resta.
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