Essere Genitori Oggi
Crescere figli adolescenti in un mondo senza confini

Essere genitori di adolescenti oggi è una delle sfide più profonde e delicate del nostro tempo. L’adolescenza non è più quella di una volta, scandita da orari, limiti e regole condivise dalla società. C’erano tempi precisi per tutto: i cartoni animati iniziavano e finivano a un’ora stabilita, le telefonate avevano una durata imposta, le giornate avevano confini chiari. Oggi quei confini non esistono più. Internet è sempre aperto, i social non dormono mai, e tutto è disponibile in ogni momento. I ragazzi vivono in un mondo dove non esistono limiti esterni, e questo fa sì che tutto ciò che un tempo era “dato per scontato” debba ora essere costruito dai genitori.
Come scrive Naomi Aldort, “i bambini non hanno bisogno che li plasmiamo; hanno bisogno che rispondiamo a chi sono”. E Daniel J. Siegel ricorda che “troppo spesso dimentichiamo che disciplina significa insegnare, non punire”. Sono parole che racchiudono il senso profondo della funzione genitoriale oggi: educare non vuol dire controllare o reprimere, ma accompagnare, dare forma, trasmettere significato. Tuttavia, in un mondo dove tutto è fluido e accessibile, dare forma diventa un’impresa difficile.
Dare confini, oggi, richiede una forza diversa. Non solo perché il mondo non li sostiene più, ma anche perché i genitori sono spesso soli in questo compito. Entrambi lavorano, il tempo per stare insieme è poco e prezioso, e dentro quel tempo si desidera solo serenità. È naturale voler evitare scontri, soprattutto quando la giornata è già colma di impegni e fatiche. Ma se la pace diventa un obiettivo assoluto, il conflitto — che è parte della crescita — viene evitato, e il genitore rischia di rinunciare alla propria funzione di guida.
Dire “no” non è un atto di durezza, ma una forma d’amore. Il limite insegna che non tutto è possibile, che la frustrazione è parte della vita, che il desiderio cresce anche nell’attesa. Eppure, nella cultura del “tutto e subito”, il “no” è diventato una parola scomoda. I genitori temono di deludere, di ferire, di essere percepiti come autoritari, e così finiscono per cedere, un po’ alla volta, finché le regole si dissolvono.
La ricerca psicologica mostra che lo stile educativo più efficace non è né autoritario né permissivo, ma autorevole: un modo di essere genitori capace di unire calore, fermezza e ascolto. Grégoire Zimmermann, in uno studio sulla genitorialità contemporanea, osserva che “quando genitori e adolescenti percepiscono l’adolescenza come un periodo solo di tempesta e stress, aumenta il rischio di esaurimento genitoriale e di relazioni meno efficaci”. In altre parole, il modo in cui gli adulti guardano all’adolescenza influenza profondamente la qualità del legame con i figli. Se la vivono solo come un’età difficile, rischiano di difendersi invece di accogliere.
Un altro nodo centrale della genitorialità di oggi è la difficoltà a tollerare la sofferenza dei figli. Molti genitori, di fronte al disagio adolescenziale, si sentono impotenti e colpevoli. “Hanno tutto, non gli manca nulla, li ho cresciuti con amore: perché non sono felici?” si chiedono. Ma la felicità non si trasmette come un bene materiale. I figli non ereditano la serenità dei genitori, la devono costruire — e la costruzione passa anche attraverso esperienze di perdita, di incertezza, di dolore. Quando il genitore non riesce a tollerare la tristezza del figlio, rischia di impedirgli di crescere. Il messaggio implicito diventa: “non devi mai stare male, perché io non lo sopporto”. Così, molti adolescenti finiscono per vivere la propria infelicità come una colpa, convinti di dover essere felici per rendere felici gli altri.
Saper accogliere la sofferenza dei figli significa riconoscere che anche la tristezza ha una funzione, che fa parte della vita e della crescita. Come scrive ancora Daniel J. Siegel, “non possiamo proteggere i nostri figli dal dolore della vita, ma possiamo insegnare loro che non saranno mai soli ad affrontarlo”. È un compito difficile, ma è forse il più grande gesto d’amore che un genitore possa offrire: esserci, restare presenti anche quando non si ha una soluzione, anche quando non si è perfetti.
Essere genitori di adolescenti oggi significa accettare l’imperfezione come parte del cammino. Significa trovare il coraggio di dire “no” con tenerezza, di affrontare il conflitto senza paura, di restare quando sarebbe più facile cedere. Significa accompagnare senza controllare, ascoltare senza giudicare, guidare senza schiacciare. I figli non hanno bisogno di genitori impeccabili, ma di adulti autentici, capaci di essere rifugio e riferimento, regola e affetto insieme.
In un mondo che non conosce più limiti, il genitore diventa lui stesso il limite: non nel senso di ostacolo, ma di contenimento, di confine buono che permette al figlio di sentirsi al sicuro mentre esplora la propria libertà. Dare regole, oggi, non significa costruire muri, ma tracciare sentieri. È dire “non ora” per poter dire “sì, con te” in modo più vero. È offrire direzione in un tempo in cui tutto sembra possibile e, proprio per questo, disorientante.
La genitorialità contemporanea è un esercizio di equilibrio continuo, un dialogo costante tra fermezza e comprensione, tra presenza e libertà. Non c’è un modello perfetto, ma c’è un principio che resta valido in ogni tempo: educare significa amare nella complessità. Ed è proprio dentro quella complessità — tra conflitti, paure, e momenti di vicinanza profonda — che si costruisce la relazione più autentica tra genitori e figli. Una relazione che non promette la felicità costante, ma insegna la vita, in tutte le sue sfumature.
Essere Genitori Oggi
Essere genitori di adolescenti oggi: dare confini, reggere il conflitto e accompagnare la crescita emotiva in un mondo senza limiti.
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