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F.A.Q.

Forse la domanda da cui partire è più semplice: "Come sto vivendo la mia vita in questo momento? Se senti che qualcosa ti blocca, che alcune situazioni continuano a ripetersi o semplicemente desideri comprendere meglio ciò che stai attraversando, il primo colloquio può essere uno spazio da cui iniziare.
Che differenza c’è tra lo psicoterapeuta infantile e il neuropsichiatra infantile?

Lo psicoterapeuta infantile ha una specializzazione in psicoterapia dell’età evolutiva cioè di bambini da 0 anni alla fine dell’adolescenza e studia nello specifico psicopatologie infantili e la loro cura con un approccio psicologico.

Il neuropsichiatra infantile si occupa del trattamento delle patologie dell’infanzia e dell’adolescenza con un approccio medico e può prescrivere farmaci.

Lo psicologo è un laureato in Psicologia (5 anni) successivamente g ha svolto un tirocinio di 2 anni e poi ha superato lìesame di Stato per iscriversi al proprio albo professionale.(nota: un laureato in psicologia senza abilitazione e iscrizione non è uno psicologo).

La psicologia è una scienza che si occupa dei processi della mente, del comportamento e delle relazioni umane con lo scopo di promuovere il miglioramento della qualità della vita.

Lo psicologo può fare sostegno psicologico ma non psicoterapia. Nel sapere comune si pensa che lo psicologo sia uno psicoterapeuta.

Lo psicoterapeuta è uno psicologo  che dopo l’iscrizione all’albo ha conseguito una specializzazione di altri 4 o 5 anni di studio in psicoterapia e si è iscritto all’albo degli psicoterapeuti.

Lo psicoterapeuta diagnostica i disturbi psichici tramite un colloquio con il paziente, stende un piano terapeutico in base alle esigenze identificate e utilizza tecniche specifiche per ristabilirne il benessere mentale. Può fare psicoterapia e non può prescrivere farmaci.

Lo psichiatra è laureato in Medicina e chirurgia e successivamente si è specializzato in psichiatria. La psichiatria è una branca della medicina che si occupa dello studio, della prevenzione, della diagnosi, cura e riabilitazione delle patologie psichiatriche in pazienti adulti.

L’approccio è medico e possono prescrivere farmaci.

Il neurologo è laureato in Medicina e chirurgia e specializzato in neurologia Si occupa di tutte le malattie, dei deficit o dei semplici disturbi che possono coinvolgere il Sistema Nervoso Centrale e Periferico.

I motivi per andare da uno psicologo possono essere diversi.

Per il desiderio di conoscere meglio se stessi e migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri.

Oppure quando si presentano dei sintomi che compromettono il mio modo di vivere   come per esempio l’ansia, la paura o l’umore molto triste.

Quando mio figlio mi fa richiesta esplicita di parlare con uno psicologo è importante non allarmarsi e cercare di accontentare questo desiderio del ragazzo/a per aiutarlo a comprendere meglio ciò che gli sta accadendo.

Oppure quando come genitore si avverte che qualcosa non sta funzionando e quindi si ha bisogno di un confronto con una persona con cui poter riflettere sui cambiamenti del proprio figlio/a.

La durata della psicoterapia si decide con il paziente a seconda dei bisogni e delle disponibilità del paziente.

La psicoterapia con un adolescente può durare anche solo 1 colloquio.

Spesso i ragazzi hanno anche solo bisogno di poter riflettere su un aspetto per loro importante in quel momento e poi ripartire in autonomia.

Il costo a seduta è di 80€ con fattura che puoi detrarre per il 19% dalle tasse, come previsto per tutte le spese sanitarie.

La psicoterapia è l’espressione di metodologie differenti; psicodinamica, psicoterapia cognitivista, psicoterapia mindfulness, psicoterapia sistemico relazionale e molti altri. Rispetto agli inizi dello sviluppo della psicoterapia oggi si tende ad evidenziare le assonanze e le similitudini che ci sono tra i vari orientamenti e si è arrivati ad una visione molto condivisa su quale sia l’elemento centrale di tutte le psicoterapie: la relazione terapeuta paziente che si costruisce nella e con la terapia indipendentemente dall’orientamento.

Ormai sono moltissimi gli studi che dimostrano che gli effetti della terapia psicologica sul cervello sono positivi e duraturi.

https://www.stateofmind.it/2021/04/psicoterapia-neuroscienze/

Spesso psicologi e psichiatri lavorano insieme per aiutare il paziente a stare meglio e la terapia psicologica potenzia l’effetto dei farmaci e sostiene il paziente nella costruzione di strumenti psicologici che lo aiutino ad affrontare meglio le difficoltà.

È un atteggiamento mentale nei confronti della vita e di se stessi che si raggiunge con la pratica meditativa formale e informale. I benefici di tale pratica sulla persona è stata dimostrata da moltissimo studi. Si ispira alla psicologia buddista, ed è una pratica totalmente integrabile al vivere occidentale.

https://www.hunimed.eu/it/news/12-benefici-della-meditazione-testati-scientificamente/#:~:text=Un%20altro%20studio%20su%201.300,essere%20ridotti%20con%20la%20meditazione.

Sì. Tra i 19 e i 35 anni molte scelte importanti sembrano concentrarsi tutte insieme: università, lavoro, relazioni, autonomia, futuro. Non sapere quale strada prendere può generare ansia e la sensazione di essere fermi mentre gli altri vanno avanti. In psicoterapia non si cerca qualcuno che scelga al posto tuo, ma uno spazio in cui comprendere meglio desideri, paure, aspettative e condizionamenti, per arrivare a decisioni che senti maggiormente tue.

È una sensazione molto comune. Soprattutto attraverso i social vediamo spesso il risultato delle vite degli altri, molto meno i loro dubbi, fallimenti e momenti di incertezza. Questo può farci sentire indietro. Ma diventare adulti non significa necessariamente avere già un progetto perfettamente definito. Per molte persone è proprio attraverso tentativi, cambiamenti ed errori che una direzione comincia gradualmente a prendere forma.

Esiste ancora una sorta di calendario implicito secondo cui a una certa età dovremmo aver terminato gli studi, trovato un lavoro, raggiunto l’indipendenza, costruito una relazione stabile e sapere esattamente chi siamo. Le traiettorie di vita, però, sono molto meno lineari di quanto fossero in passato. Il problema nasce quando il confronto con gli altri diventa il metro con cui giudichiamo il nostro valore e perdiamo di vista la nostra storia e i nostri tempi.

A volte non è la mancanza di possibilità a bloccarci, ma proprio il loro numero. Scegliere significa prendere una direzione e, almeno temporaneamente, rinunciare alle altre. Per alcune persone questo genera molta ansia: e se sbaglio università? E se scelgo il lavoro sbagliato? E se un giorno me ne pento? In terapia possiamo comprendere che cosa rende una scelta così difficile e distinguere ciò che desideriamo dalle aspettative degli altri.

Il confronto è un processo umano naturale, ma i social lo rendono quasi continuo. Carriere, viaggi, corpi, relazioni, successi: possiamo avere l’impressione di essere costantemente davanti alle vite degli altri. Quando questo confronto diventa pervasivo può influenzare l’autostima e la percezione di ciò che abbiamo realizzato. Comprendere che cosa cerchiamo nello sguardo degli altri può diventare una parte importante del lavoro psicologico.

L’ansia non nasce sempre da un problema immediatamente riconoscibile. Può essere collegata a conflitti interiori, aspettative molto elevate, paura di fallire, difficoltà nelle relazioni, esperienze passate o cambiamenti che non abbiamo ancora pienamente elaborato. Per questo, oltre a cercare di ridurre il sintomo, considero importante comprendere che cosa quell’ansia sta raccontando della persona e del momento che sta attraversando.

Quando la mente continua ad analizzare conversazioni, decisioni, errori o scenari futuri, pensare può trasformarsi da risorsa in una forma di prigionia. Il lavoro terapeutico può aiutare a riconoscere questi meccanismi, comprendere da dove nasce il bisogno di controllare continuamente ciò che potrebbe accadere e sviluppare un rapporto diverso con i propri pensieri.

Cambiano le persone, ma a volte sembra che la storia si ripeta. Possiamo innamorarci di persone emotivamente poco disponibili, avere paura di essere lasciati, cercare continue conferme oppure allontanarci proprio quando una relazione diventa importante. La psicoterapia permette di osservare questi schemi senza giudicarli e di comprendere come la nostra storia relazionale continui, spesso inconsapevolmente, a influenzare il presente.

La solitudine non coincide necessariamente con l’essere soli. Possiamo avere amici, colleghi, una relazione e sentirci comunque poco visti o poco compresi. A volte il problema non riguarda il numero delle relazioni, ma quanto riusciamo a mostrarci davvero al loro interno. In terapia si può esplorare anche la distanza tra l’immagine che mostriamo agli altri e ciò che sentiamo profondamente.

No. L’idea che ognuno debba scoprire molto presto la propria grande passione può diventare una pressione. Spesso non scopriamo prima chi siamo per poi scegliere cosa fare: ci conosciamo anche facendo esperienza. Provare, sbagliare, cambiare idea e incontrare mondi nuovi fa parte della costruzione dell’identità adulta.

Certamente. Molte persone arrivano al primo incontro dicendo semplicemente: “Non so esattamente cosa mi succede, ma non sto bene” oppure “Sento che qualcosa deve cambiare”. Non è necessario arrivare con una spiegazione già pronta. Comprendere ciò che sta accadendo è parte del percorso.

Il primo incontro è soprattutto uno spazio per conoscersi. Puoi raccontarmi che cosa ti ha portato a chiedere un appuntamento, che cosa stai vivendo e quali sono le difficoltà che senti più urgenti. Non devi preparare nulla e non è necessario raccontare subito tutto. È anche l’occasione per capire come lavoro e se senti che questo può essere uno spazio adatto a te.

Sì. Lavoro anche online con giovani adulti che vivono fuori Torino, all’estero o che per motivi di studio e lavoro hanno difficoltà a raggiungere lo studio. Nei primi colloqui possiamo valutare insieme se questa modalità è adeguata alla situazione e alle esigenze della persona.

Anche questo può essere detto e discusso. La psicoterapia non è un obbligo né un percorso da continuare a tutti i costi. Sentirsi sufficientemente a proprio agio nella relazione con il terapeuta è importante, e dubbi, difficoltà o desiderio di interrompere possono diventare argomenti di cui parlare apertamente.

No. Chiedere un colloquio può avere senso anche quando ci si accorge che qualcosa continua a creare sofferenza, limita le proprie possibilità o impedisce di vivere come si vorrebbe. Non è necessario aspettare che una difficoltà diventi insostenibile.