Negli ultimi cinque anni ho rivolto un’attenzione sempre più specifica ai giovani adulti tra i 19 e i 35 anni, approfondendo le caratteristiche psicologiche di questa fase della vita e le nuove forme attraverso cui oggi si esprimono il disagio, la ricerca di identità e il bisogno di trovare una propria direzione.
È un ambito di lavoro che mi appassiona profondamente perché porta nello spazio della psicoterapia qualcosa di nuovo e, per molti aspetti, rivoluzionario. I giovani adulti di oggi stanno crescendo in una società molto diversa da quella conosciuta dalle generazioni precedenti: hanno davanti moltissime possibilità, ma pochi punti di riferimento stabili; sono continuamente connessi agli altri, ma spesso si sentono soli; hanno imparato a interrogarsi precocemente sulla propria identità, ma possono faticare a riconoscere ciò che desiderano davvero.
Per comprendere le loro difficoltà non è sufficiente applicare categorie psicologiche costruite in altre epoche. È necessario ascoltare il mondo nel quale vivono, il loro linguaggio, le pressioni che subiscono e le trasformazioni culturali, relazionali e tecnologiche che stanno modificando il modo di diventare adulti.

Psicoterapeuta
Questa fase è diventata una vera e propria materia di studio. Lo psicologo Jeffrey Arnett l’ha definita emerging adulthood, cioè età adulta emergente, per descrivere un periodo della vita che non coincide più con l’adolescenza, ma che non possiede ancora la stabilità tradizionalmente associata all’età adulta.
Oggi l’ingresso nella vita adulta avviene più tardi e in maniera meno lineare. Si può studiare e lavorare contemporaneamente, vivere lontano da casa e continuare a dipendere economicamente dalla famiglia, iniziare una relazione senza sapere se si desidera costruire un progetto stabile. Le possibilità si moltiplicano, ma insieme a esse aumentano l’incertezza e la paura di sbagliare.
I giovani adulti che incontro nel mio studio sono spesso molto consapevoli del proprio mondo interiore. Conoscono il linguaggio della psicologia, si interrogano sui propri comportamenti e cercano di dare un nome a ciò che sentono. Allo stesso tempo, possono avere difficoltà a trasformare questa consapevolezza in un’esperienza emotiva autentica.
A volte arrivano già con una possibile diagnosi: si chiedono se abbiano l’ADHD, un disturbo d’ansia, una forma di neurodivergenza, una dipendenza affettiva o un trauma. Cercano una spiegazione che dia ordine alla confusione e che permetta loro di sentirsi riconosciuti.
La diagnosi può essere importante, ma non può esaurire la complessità di una persona. Nel mio modo di lavorare rappresenta, quando necessaria, una bussola: aiuta a orientarsi, ma non sostituisce la conoscenza della storia individuale, delle relazioni, delle risorse e del particolare funzionamento emotivo di ciascuno.
Lavorare con i giovani adulti significa accompagnarli nella costruzione della propria identità e del proprio futuro, in una fase segnata da cambiamenti, fragilità ma anche grande apertura e sensibilità verso libertà, differenze e relazioni.
La psicoterapia può offrire uno spazio per mettere in discussione modelli e aspettative, distinguendo desideri personali, paure e bisogni di riconoscimento. Ricevo giovani adulti dai 19 ai 35 anni a Torino e online, con percorsi individuali dedicati a chi desidera affrontare un momento di difficoltà e comprendere meglio se stesso e la propria direzione.
WhatsApp us